Classe V A

Liceo d'Arconate e d'Europa

Giornata della memoria e Primo Levi

Posted by gianlucaronzio su 26 gennaio 2009

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)

Per approfondimenti: http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm

3 Risposte to “Giornata della memoria e Primo Levi”

  1. Elisabetta said

    Credo che il libro di Primo Levi sia la descrizione cartacea del campo di sterminio Auschwitz-Birkenau che più colpisce.
    Due anni fa sono stata in un campo di concentramento in Germania, e devo dire, che le sensazioni o i pensieri che passano per la testa non si possono descrivere.
    Si entra in luoghi dove sono morte migliaia di persone che non avevano alcun difetto, e queste persone, sono morte per opera della mente umana. Il che era ed è assolutamente folle!
    La “Giornata della Memoria” non va dimenticata perchè bisogna sempre ricordare le persone che nella seconda guerra mondiale sono morte inguistamente.

  2. vale said

    Ho letto questo testo, come prologo di ” se questo è un uomo”, per la prima volta in terza media.
    allora non capivo molto, solo ora, essendo maturata capisco l’importanza e l’incidenza di queste parole e solo ora riesco ad apprezzarlo.
    in poche righe è descritto uno scandalo più grosso di noi, ed è giusto che questo venga ricordato affinchè le generazioni future non cadino negli sbagli dei loro nonni.
    Potrei star qui a scrivere le ore, perchè ne avrei di cose da dire ma sarebbero sempre e comunque le solite…
    Questa poesia dice tutto e lascio a lei la parola…

  3. Francesco said

    Non ci sono parole per descrivere, per quanto mi riguarda, questo testo di Primo Levi. Trovo infatti che esso voglia non soltanto esprimere la durezza delle condizioni di chi “viveva”, anzi no, sopravviveva nei campi di sterminio, bensì voglia parlare alle generazioni di oggi, al fine di non lasciar perduto un ricordo così forte, atroce e cruento. Primo Levi non ci dice solamente che i detenuti lavoravano nel fango, non conoscevano pace e lottavano per mezzo pane, ma si rivolge direttamente a noi ed alla nostra comoda e tranquilla quotidianità. Noi seduti su comode poltrone mentre loro gobbi sul fango, noi che abbiamo 1000 e più amicizie, mentre loro non conoscevano pace, noi che ci lamentiamo perchè 1 kg di pane costa troppo, mentre loro non ne avevano neppure mezzo. Tutto ciò fa riflettere, e l’unico modo, forse, per regalare un pò di pace agli animi di tutti coloro che hanno visuto un’esperienza così disumana è quella di ricordare, e far sì che il sacrificio di molte persone innocenti non venga dimenticato da noi che sediamo davanti al fuoco per leggere un bel libro. Ricordare, in questo caso, non sia tanto un rivangare atrocità, quanto rammentare ai figli che avremo che il mondo impara dai propri errori, seppur ad un prezzo altissimo, per costruire un futuro sempre migliore in cui loro avranno la fortuna di vivere.

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