Classe V A

Liceo d'Arconate e d'Europa

La lunga vicenda di E. E.

Posted by gianlucaronzio su 9 febbraio 2009

1992
18 gennaio – dopo un incidente d’auto, Eluana Englaro, 20 anni, entra in uno stato vegetativo. È ricoverata a Lecco.

1993
dopo un anno, la regione superiore del cervello di Eluana è andata incontro a una degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di ripresa

1994
Eluana entra nella casa di cura di Lecco Beato L. Talamoni, delle suore Misericordine. Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata

1999
Il padre Beppino Englaro chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l’alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no

2000
Il sig. Englaro si rivolge anche al presidente della Repubblica Ciampi, e dice che la figlia aveva detto che non avrebbe mai accettato di vivere in quelle condizioni

2003
Viene ripresentata la richiesta di lasciar morire Eluana, ma tribunale e Corte d’appello la respingono. E così accadrà ancora nel 2006

2005
Il 20 aprile la Cassazione avalla la decisione dei giudici milanesi presa nel 2003, ma apre uno spiraglio alla richiesta del padre, ritenendo che la stessa non poteva essere accolta perché, tra l’altro, mancavano «specifiche risultanze» sulle reali volontà della ragazza

2007
16 ottobre: la Cassazione rinvia di nuovo la decisione alla Corte d’appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l’interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l’accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento

2008
9 luglio: la Corte d’appello di Milano riesamina la vicenda e autorizza la sospensione dell’alimentazione
16 luglio: Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, il caso finisce in Corte Costituzionale
3 settembre: la famiglia chiede alla Regione Lombardia di indicare una struttura dove eseguire quanto stabilito dalla Corte d’appello, cioè interrompere definitivamente l’alimentazione artificiale e l’idratazione. Ma la Regione dice no
8 ottobre: la Corte Costituzionale dà ragione a Cassazione e Corte d’appello (che avevano stabilito le condizioni per l’interruzione dell’alimentazione)
11 ottobre: le condizioni di Eluana si aggravano a causa di un’emorragia interna
16 dicembre: il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, firma un atto di indirizzo per le Regioni al fine di «garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione» in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale, precisando che lo stop a tali trattamenti nelle strutture del Ssn è «illegale»
22 dicembre: la Corte europea per i diritti dell’uomo respinge, giudicandolo «irricevibile», il ricorso presentato da diverse associazione contro la sentenza della Corte d’appello di Milano che autorizza il distacco del sondino per l’alimentazione artificiale a Eluana

2009
16 gennaio: la clinica Città di Udine rinuncia ad accogliere Eluana, per il «groviglio» di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni. Secondo la clinica, alla luce soprattutto dell’atto di indirizzo, il ministro potrebbe prendere iniziative che metterebbero a repentaglio l’operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone
17 gennaio: il ministro Sacconi è indagato dalla procura di Roma con l’accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro. Gli atti sono predisposti in seguito a una denuncia dei radicali
3 febbraio: Eluana lascia la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, dove si trova da quindici anni. Alle 5,54 arriva l’ambulanza con Eluana arriva alla casa di riposo La Quiete di Udine e viene sistemata in una stanza al piano terra della struttura
6 febbraio: il governo in Consiglio dei ministri decide di varare un decreto che impedisce lo stop alla nutrizione e alimentazione della donna, ma il presidente della Repubblica non firma l’atto. L’esecutivo sceglie allora la via parlamentare con un disegno di legge da approvare a tappe forzate. Vengono sospese nutrizione e idratazione
7 febbraio: continua lo stop all’idratazione e alla nutrizione. Comincia la corsa contro il tempo del Parlamento per mettere a punto il disegno di legge. Si prefigurano le tappe forzate per arrivare a una votazione il prima possibile. Gli ispettori inviati dal ministro Sacconi visitano la clinica e verificano alcune irregolarità di tipo amministrativo sull’uso della stanza
8 febbraio: continua la sospensione di idratazione e nutrizione. Eluana è sedata. La procura di Udine indaga non solo sulle anomalie amministrative, ma anche sugli esposti che sono pervenuti numerosi all’autorità giudiziaria
9 febbraio: si decide il voto al Senato domani e quello finale alla Camera mercoledì. Regione e Procura decidono che non ci sono elementi per fermare il protocollo. Alle 20,10 Eluana Englaro è dichiarata deceduta.

6 Risposte to “La lunga vicenda di E. E.”

  1. chiara said

    Ho letto e riletto tutti questi commenti.
    Penso che della vicenda di Eluana Englaro si sia fatta troppa propaganda.
    Mi sembra stupido come il presidente del consiglio con questa vicenda ha voluto sembrare un eroe,quando ne lui ne nessun’altro in campo poilitico è dentro a tutto questo.
    Ancora una volta vediamo che politica ridicola!.
    Voglio sottolineare che nessuno può giudicare questa situazione,perchè si,è vero,tante persone vivono da anni in uno stato vegetativo, ma bisogna anche capire le volontà di un padre che di certo avrà avuto le sue ragioni.
    Io penso che per giudicare una situazione così drammatica ci si debba trovare all’interno,penso che dopo 17 anni non sia più vita,penso che Eluana se avesse potuto parlare,si sarebbe sentita veramente umiliata per essere toccata,lavata da persone comunque sconosciute ( anche se,persone davvero stupende).
    Non ci sono ne vincitori ne eroi.
    E quello che sembra essere passato in secondo piano è che ora Eluana nn c’è più e che almeno adesso voglia riposare in pace.

  2. Francesco said

    Vorrei rispondere al commento di Veronica, tra l’altro molto profondo che, però, non condivido affatto. In particolare vorrei soffermarmi su alcuni punti: Veronica dice che trova inconcepibile che un padre faccia morire di fame e di sete una figlia, dandole il colpo di grazia. Non sono assolutamente d’accordo su questa affermazione; innanzitutto questo non è morire di fame e di sete, perchè morire di fame e di sete significa non avere un bicchiere di acqua da bere e un tozzo di pane da mangiare. Noi sappiamo benissimo che Eluana non mangiava tozzi di pane ne beveva acqua dal bicchiere, bensì era alimentata a forza con un sondino che dal naso le arrivava allo stomaco. Questa io non la chiamo alimentazione, ma “accanimento terapeutico”, dal momento in cui le volontà di Eluana non erano quelle di ricevere questo trattamento. Accanimento terapeutico non è solamente essere attaccati a delle macchine, ma è anche e sopratutto ricevere cure contro la propria volontà. Eluana ha subito tutto ciò per ben 17 anni. Inoltre, è abbastanza pesante dire che papà Beppino abbia dato il colpo di grazia a sua figlia. Vorrei che fosse chiara una cosa: evitiamo di far passare quel povero padre per il boia terribile che ha ucciso la figlia ed ora se ne sta tutto soddisfatto a casa sua. E’ crudele pensare che ora papà Beppino sia sollevato e sereno. Dobbiamo tenere ben presente che, al di là di tutto, vi è un padre che ha perso una figlia, ed il dolore è comunque immenso e inimmaginabile. Pensiamo che per lui tutto questo sia stato facile? Pensiamo che quando il primario della clinica ha chiamato il signor Englaro dicendogli “«E je lade, vie, è andata via, la tua Eluana è morta, è libera, Beppino», egli si sia sentito felice e contento? Evitiamo di far passare che il signor Englaro sia il mostro che ha voluto sbarazzarsi della figlia scomoda, perchè c’è già il nostro Presidente del Consiglio che la pensa così, e questo basta e avanza.
    Veronica dice anche che scelte di questo tipo dipendono da come una persona è attaccata o meno alla vita, e alcune persone preferirebbero vivere come ha vissuto Eluana piuttosto che morire. Bene, è vero, ma Eluana in quelle condizioni non ci voleva vivere; lei era troppo attaccata alla vita al punto di rifiutare un’esistenza che non si poteva definire tale; era troppo attaccata alla vita al punto di non voler restare immobile con gli occhi sbarrati e gli arti deformi per 17 anni in un letto di ospedale; era troppo attaccata alla vita al punto di rifiutare che per 17 anni mani sconosciute profanassero e violentassero il suo corpo. Bisogna rispettare le volontà delle persone, qualsiasi esse siano, e non imporre le proprie convinzioni agli altri, perchè ognuno è libero di disporre della sua vita come vuole. Veronica dice anche che Beppino Englaro non sia un eroe. Be, io penso invece il contrario. Senza nulla togliere alle persone che ogni giorno accudiscono i malati, il signor Beppino Englaro è più eroe di loro, perchè sfido chiunque abbia una figlia in quelle condizioni, le cui volontà erano quelle di morire evitando un’esistenza del genere, a combattare come lui per 17 anni in 13 aule di tribunali, a scegliere come lui la via della legalita, a piangere come lui per 17 anni vedendo la propria figlia invasa da mani altrui e in condizioni disperate, a combattere e a lottare con unghie e denti per vedere realizzate le volontà della figlia e a sopportare tutto questo con la presenza di una moglie malata di cancro a casa. Beppino, per me tu sei un eroe, e finalmente Eluana è libera: « E je lade vie, è volata via, è libera, Beppino, la tua Eluana”.

  3. Veronica said

    io mi trovo pienamente d’accordo con le parole di M. Tarquinio .
    Secondo me Eluana è stata uccisa. E ciò che mi tocca di più è che è stata uccisa proprio da chi l’ha messa al mondo.
    Io parlo come figlia, ovviamente, e trovo inconcepibile che un padre faccia morire sua figlia di fame e sete, dandogli una specie di “colpo di grazia” dopo anni si sofferenza.
    Eluana respirava da sola, il suo corpo non era del tutto “morto” e staccandole l’alimentazione l’hanno uccisa. Forse dipende tutto anche dall’attaccamento alla vita che ogni persona ha. è vero che se Eluana si fosse svegliata dopo 17 anni la sua vita non sarebbe stata come prima, ma c’è gente che preferirebbe stare in condizioni pessime, piuttosto che andarsene per sempre. Io credo che il padre di Eluana non sia sollevato al pensiero che sua figlia ora sia in un posto migliore, anzi, credo fermamente che senta solo un forte rimorso e col tempo, forse, si renderà conto di quanto avrebbe voluto vedere anche solo il volto di sua figlia. Qualsiasi sia l’opinione di ognuno di noi, non riesco a capire come si possa togliere l’alimentazione alla propria figlia. come fa un padre, che ha messo al mondo una figlia, a lasciarla morire così?
    Ovviamente lo stato si è dimostrato ridicolo cercando di sistemare le cose in così poco tempo, è vero che una legge non può decidere della vita degli altri, ma un padre può? può decidere quando sua figlia debba morire? forse avrò una mentalità diversa da molte persone ma non riesco a dare un senso alla decisione del padre. E posso solo provare ad immedesimarmi nella situazione, (anche se cosa impossibile), traendo la conclusione che io vorrei passare il più tempo possibile con i miei famigliari malati perchè un giorno rimpiangerò di non poter vedere più il loro volto.
    Leggendo alcuni articoli e giornali, sembra che il padre di Eluana sia un eroe.
    Un eroe che è riuscito a trovare forza e coraggio per lasciare morire sua figlia.
    io al contrario penso che gli eroi siano ben altri. penso che siano coloro che passano anche tutta la vita accanto ai malati, che credono fino in fondo in quello che fanno.
    ha ragione il giornalista M. Tarquinio , bisogna dire le cose come stanno, molti giornali dicono che Eluana è stata lasciata morire; mentre invece Eluana è stata uccisa.

  4. gianlucaronzio said

    Riporto di seguito il commento a firma M. Tarquinio comparso sul quotidiano l’Avvenire:

    Adesso però vogliamo sapere tutto
    Eluana è stata uccisa. Davanti alla morte le parole tornano nude. Non consentono menzogne, non tollerano mistificazioni. E se noi – oggi – non le scrivessimo, queste parole nude e vere, se noi – oggi – non chiamassimo le cose con il loro nome, se noi – oggi – non gridassimo questa tristissima verità, non avremmo più titolo morale per parlare ai nostri lettori, ai nostri concittadini, ai nostri figli. Non saremmo cronisti, e non saremmo nemmeno uomini.

    Eluana è stata uccisa. Una settimana esatta dopo essere stata strappata all’affetto e alla «competenza di vita» delle sorelle che per 15 anni, a Lecco, si erano pienamente e teneramente occupate di lei. In un momento imprecisato e oscuro del «protocollo», orribile burocratico eufemismo con il quale si è cercato di sterilizzare invano l’idea di una «competenza di morte» messa in campo, a Udine, per porre fine artificialmente ai suoi giorni.

    Eluana è stata uccisa. E noi osiamo chiedere perdono a Dio per chi ha voluto e favorito questa tragedia. Per ogni singola persona che ha contribuito a fermare il respiro e il cuore di una giovane donna che per mesi era stata ostinatamente raccontata, anzi sentenziata, come «già morta» e che morta non era. Chiediamo perdono per ognuno di loro, ma anche per noi stessi. Per non aver saputo parlare e scrivere più forte. Per essere riusciti a scalfire solo quando era troppo tardi il muro omertoso della falsa pietà. Per aver trovato solo quando nessuno ha voluto più ascoltarle le voci per Eluana (le altre voci di Eluana) che erano state nascoste. Sì, chiediamo perdono per ogni singola persona che ha voluto e favorito questa tragedia. E per noi che non abbiamo saputo gridare ancora di più sui tetti della nostra Italia la scandalosa verità sul misfatto che si stava compiendo: senza umanità, senza legge e senza giustizia.

    Eluana è stata uccisa. E noi vogliamo chiedere perdono ai nostri figli e alle nostre figlie. Ci perdonino, se possono, per questo Paese che oggi ci sembra pieno di frasi vuote e di un unico gesto terribile, che li scuote e nessuno saprà mai dire quanto. Con che occhi ci guarderanno? Misurando come le loro parole, le esclamazioni? Rinunceranno, forse per paura e per sospetto, a ragionare della vita e della morte con chi gli è padre e madre e maestro e amico e gli potrebbe diventare testimone d’accusa e pubblico ministero e giudice e boia? Chi insegnerà, chi dimostrerà, loro che certe parole, che le benedette, apodittiche certezze dei vent’anni non sono necessariamente e sempre pietre che gli saranno fardello, che forse un giorno potrebbero silenziosamente lapidarli. Ci perdonino, se possono. Perché Eluana è stata uccisa.

    Sì, Eluana è stata uccisa. E noi, oggi, abbiamo solo una povera tenace speranza, già assediata – se appena guardiamo nel recinto delle aule parlamentari – dalle solite cautelose sottigliezze, dalle solite sferraglianti polemiche. Eppure questa povera tenace speranza noi la rivendichiamo: che non ci sia più un altro caso così. Che Eluana non sia morta invano, e che non muoia mai più. Ci sia una legge, che la politica ci dia subito una legge. E che nessuno, almeno nel nostro Paese, sia più ucciso così: di fame e di sete.

    Ma che si faccia, ora, davvero giustizia. Che s’indaghi fino in fondo, adesso che il «protocollo» è compiuto e il mistero di questa fine mortalmente c’inquieta. Non ci si risparmi nessuna domanda, signori giudici. Ci sia trasparenza finalmente, dopo l’opacità che ci è stata imposta fino a colmare la misura della sopportazione. E si risponda presto, si risponda subito, si risponda totalmente. Come è stata uccisa Eluana?

  5. gianlucaronzio said

    Riporto di seguito il commento dello scrittore e critico C. Magris, comparso oggi sul Corriere:

    LA MORTE DI ELUANA
    Una persona, un Paese

    Nel caso di Eluana Englaro gli avvoltoi, che di solito si gettano sui morti, si sono accaniti su una persona viva ancorché morente; il tragico, irresolubile problema di quando smettere di difendere la vita di un individuo è stato empiamente usato per un disegno di sovversione politica, inteso a colpire — ha scritto Ernesto Galli della Loggia sul Corriere — le regole dello Stato di diritto, doverosamente difese dal presidente della Repubblica, uno dei cui principi fondamentali è che l’esecutivo non può modificare o annullare con decreti quanto è stato deciso in via definitiva da un tribunale, si apprezzi o meno la sentenza. In tal modo si lede scandalosamente quella divisione di poteri su cui si fonda ogni democrazia liberale.

    Il problema, esemplificato dal caso di Eluana Englaro ma che coinvolge tante altre persone il cui dramma passa sotto silenzio, è tragico. A differenza dalla sua fase iniziale, in quella finale la vita non conosce un punto preciso in cui essa possa considerarsi conclusa; si sa quando si abortisce, quando si interrompe la vita di un individuo, ma non si sa quando sia lecito o pietoso staccargli la spina. Non è un criterio la qualità della vita, che può essere valutata solo dall’interessato, l’unico autorizzato a decidere sulla propria vita e sulla propria morte e ad uscire di scena quando crede, come facevano con serenità gli antichi, condizionato solo dalla sua eventuale responsabilità verso altre persone. Non è certo un criterio il lasciare libero corso alla natura, la quale produce pure lo tsunami e le epidemie, alle cui vittime dobbiamo prestare soccorso. La Chiesa se la cava condannando l’accanimento terapeutico, concetto in sé vago, perché non si sa quando esso inizi; di per sé, ogni lotta contro la morte è accanimento terapeutico e guai se non fosse così, perché il primo dovere è quello di difendere ogni individuo.

    In assenza di un’esplicita volontà espressa—il testamento biologico, in questo senso, è un fondamentale aiuto per affrontare il problema—ci si può affidare solo a un vago e sempre fallibile buon senso, che nel caso di Eluana Englaro sembra indicare come fosse tragicamente comprensibile lasciarla morire. Ossia aiutarla a morire, perché in questo campo non sono lecite ipocrisie: togliere cibo o altre sostanze necessarie per vivere significa togliere la vita; pure chi, seguendo la Chiesa che condanna l’accanimento terapeutico, smette di fornire al paziente le cure per la sua sopravvivenza deve sapere che egli lo abbandona alla morte e in certo senso gli dà la morte, perché ritiene sia, in quella circostanza, la cosa meno inumana. Naturalmente il buon senso — che non è né la morale, né la scienza, né la fede, né la politica, bensì un umanissimo, prezioso ma talora pure pericoloso e pasticcione stato d’animo — può sbagliare e in questo caso lo sbaglio è tragico.

    Ma questo buon senso è, almeno per ora, l’unica precaria frontiera lungo la quale muoversi, perché altrimenti si cade in astrattezze ideologiche o in una truce concezione eutanasica dell’esistenza intera, la quale si arroga il diritto di stabilire il criterio della qualità della vita e il diritto di vita e di morte. Conosco uomini e donne che da anni continuano a vivere con persone amate ridotte a una condizione che impedisce loro ogni reazione e ogni comunicazione, ma non impedisce una misteriosa e concreta comunicazione affettiva; per usare una vecchia parola —la più antica, difficile del mondo, direbbe Saba —l’amore. Ora Eluana Englaro è in quella grande oscurità che, diceva il teologo gesuita Karl Rahner, è l’incomprensibile mano di Dio che raccoglie ogni destino; oscurità la quale non è forse meno importante della vita che va amata e protetta ma non idolatrata. Restano le ferite che la sua morte ha inferto a chi l’ama e quelle che l’indecente attacco, in suo nome, ai principi elementari dello Stato, ha inferto al Paese, alla qualità della vita di tutti. Anche un Paese può essere costretto a fare testamento.

  6. Francesco said

    Quello che dovrebbe caratterizzare questo momento è il silenzio del dolore. Il silenzio ed il rispetto per il dolore atroce di una famiglia, che ha subito la perdita definitiva di una figlia. Eluana non c’è più. Ma Eluana non c’è stata più sin da quel terribile incidente che l’ha costretta, per ben 17 anni, su un letto di una casa di cura, pur amorevolmente seguita da suore delle quali ammiro la costanza, la pazienza e la dedizione. Eluana non si nutriva spontaneamente, non sentiva, non parlava, non vedeva. Eluana non viveva, bensì vegetava. Immobile e spenta su un lettino. Questa non è vita, e personalmente vorrei morire pur di evitare queste condizioni disumane. Considero Beppino Englaro un eroe moderno, che ha scelto la via più difficile per vedere realizzate le volontà sue e della figlia: quella della legalità. Avrebbe potuto benissimo andare all’estero ma non l’ha fatto. Considero poi riprovevole il modo in cui ha agito il Governo in questi giorni. Non si decide della vita di una persona con un decreto legge preparato in 2 minuti, né con una proposta di legge sulla fine della vita di 3 giorni. La politica in cui tutti si ergono a paladini per la difesa di un qualcosa del quale prima tutti si sono altamente fregati è villania e opportunismo. Il tempo per discutere ed approvare una legge c’era, ma non è stato fatto. Infine, penso che nessuno di noi possa imporre all’altro qualcosa. Chi siamo noi per impedire che una persona faccia ciò che desidera della propria vita? C’è una sentenza che dice chiaramente che Eluana in quelle condizioni avrebbe voluto morire. Questo sarebbe dovuto bastare. Invece no, la politica dello show ha voluto dare prova ancora dello scempio che può fare. Il dolore di una famiglia va compreso e rispettato, così come le loro volontà. Non siamo noi che abbiamo avuto una figlia in quelle condizioni per 17 anni. Ora Eluana se n’è andata per sempre, per papà Beppino è terminato un calvario e forse ne inizia uno più doloroso, ma sono sicuro che è confortato dal fatto che Eluana ora si trova in un posto migliore rispetto a quello in cui è stata disumanamente e tragicamente per 17 anni. Ciao Eluana, ce l’hai fatta.

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