Classe V A

Liceo d'Arconate e d'Europa

È ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa?

Posted by gianlucaronzio su 29 settembre 2009

«Sotto lo sfondo così cupo dell’attuale civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, a smarrire la loro identità. Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione. Il tempo si fa più veloce, opere di pochi anni fa sembrano “datate” e il bisogno che l’artista ha di farsi ascoltare prima o poi diventa bisogno spasmodico dell’attuale, dell’immediato. Di qui l’arte nuova del nostro tempo che è lo spettacolo, un’esibizione non necessariamente teatrale a cui concorrono i rudimenti di ogni arte e che opera una sorta di massaggio psichico sullo spettatore o ascoltatore o lettore che sia… In tale paesaggio di esibizionismo isterico quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia? »

E. MONTALE, È ancora possibile la poesia? (Discorso tenuto all’Accademia di Svezia)

Una Risposta to “È ancora possibile la poesia nella società delle comunicazioni di massa?”

  1. Francesco Colombo said

    Non è certamente facile rispondere alla domanda “E’ ancora possibile la poesia oggi”. In un mondo dove la televisione, internet e i nuovi mezzi di comunicazione occupano sempre più spazio nella nostra vita, è difficile, a mio avviso, regelare uno spazio alla poesia. In un mondo dove vi è frenesia, la poesia è tranquillità. In un mondo dove vi è agitazione, la poesia è come un mare immobile e piatto. In un mondo dove vi sono guerre e conflitti, la poesia è pace interiore. Ma se la poesia è tutto questo, perchè oggi si fa così fatica a trovare uno spazio per fermarsi, per riflettere, per leggere? La verità è che la poesia è sempre esistita, esiste ancora e sempre esisterà, e ci attende. Attende il giorno in cui, risvegliati dal torpore in cui siamo immersi, dal torpore che ogni giorno i mass media aumentano in modo esponenziale, ci rivolteremo e diremo “basta”. Basta “Amore 14” (e per fortuna che tutti gli altri 13 ce li siamo persi), basta “3msc”, basta “Grande Fratello”. Basta, insomma, a tutto quel pentolone di scarsi e mal riusciti surrogati di massa di una cosa che merita la P maiuscola, che è Poesia. C’è da chiedersi perchè un tempo venivano i brividi a leggere i versi iniziali della Divina Commedia di Dante, e oggi vengono i brividi a scoprire chi sarà il primo deficiente a fare la doccia nudo al Gf. C’è da chiedersi perchè prima venivano i brividi a leggere Ariosto, Tasso o Calvino, e oggi vengono i brividi a sentire la Commissione di Amici di Maria de Filippi. Mea Culpa, faccio Mea Culpa. Tutti, me compreso, non ci rendiamo conto che ogni giorno facciamo qualche piccolo passo verso l’ignoranza. Ignoranza non di storia, geografia o qualche altra materia scolastica, ma ignoranza di Pensiero. Già, perchè così immersi in tutto quello che facciamo e vediamo, ci dimentichiamo chi siamo e soprattutto dove vogliamo andare. La poesia non morirà mai, questo è certo. Se la poesia dovesse morire, se l’Arte per eccellenza dovesse scomparire, un’umanità intera verrebbe privata di qualcosa che può essere considerato al pari della linfa per una pianta. Non si vede, non si tocca, non si sente, ma c’è ed è indispensabile. E se manca, la pianta muore. Nessuno ci priverà mai della linfa della Poesia, ma dovremo essere noi a farle capire che ci siamo e che siamo pronti a tuffarci nel suo fantastico mondo.

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